Nell’anno successivo si respira aria di rinnovamento nella Compagnia. Il gruppo che oramai da più di dieci anni coinvolge
l’intero paese nel corso di prolungate e sofferte riunioni che impegnano le serate libere dell’inverno e della primavera, decide di fare a meno di autore e regista. Il lavoro del 1982 “Sorella acqua?” non
porta più la firma di Mario Guidotti ne’ quella di Arnaldo Della Giovampaola.
Da ora in poi la stesura dei testi è affidata ad un gruppo di quattro persone che dopo aver seguito lo stesso procedimento di analisi
delle idee, dei concetti e dei problemi dell’assemblea lo sottopongono alla discussione ed alla approvazione della comunità teatrale. Esiste quindi un doppio livello di verifica e di costruzione, uno assembleare e
collettivo e l’altro ridotto ad un certo numero di persone. Fra i due livelli permane un reciproco e continuo interscambio di analisi e di suggerimenti.
Il teatro ha funzionato dunque da scuola e questo anche per
quanto riguarda gli attori. Tra gli interpreti delle ultime generazioni ce ne sono molti che, quando il Teatro Povero prese vita, avevano pochi anni o non erano nati. Agli attori sperimentati delle generazioni più
anziane si sono affiancati i giovani in una integrazione che diventa la manifestazione concreta del rapporto esistente tra i diversi “tempi dell’essere” propri di una comunità.
Forse, proprio la
funzione del collettivo nella vita quotidiana del paese, l’essere il teatro la continuazione di un rapporto esistenziale profondo e diffuso, ha permesso ad un esperimento così peculiare di sopravvivere e di
riprodursi