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COMUNICATO STAMPA SUL MUSEOTEATRO: UN MUSEO ELETTRONICO ATTORNO A UNA QUERCIA, A MONTICCHIELLO, DEDICATO ALLE
RAPPRESENTAZIONI POPOLARI (ANSA) - ROMA, 28 FEB - (di Paolo Petroni) - A Monticchiello (Siena) piccolo borgo medioevale arroccato
nell'alta Val d'Orcia, come uscito da un quadro di Simone Martini, dove tutto il paese, scrivendo e allestendo testi, ha inventato una nuova forma di teatro popolare, hanno appena aperto un museo dedicato alle forme
tradizionali di spettacolo della Toscana.Al centro del grande spazio espositivo e di una scala di vetro circolare c'e' una quercia capovolta, con le radici verso il cielo, metafora di buon augurio e
speranza, simbolo di riscoperta e messa in luce appunto di quelle radici che sono necessarie per costruire un futuro solido e interrogarsi su se stessi. In un percorso interattivo e davvero spettacolare si va alla
riscoperta dei piu' noti Maggi, gia' celebrati da Enrico Pea, al Bruscello che viene riproposto annualmente sulla scalinata del duomo di Montepulciano, dalle piu' classiche Befanata e Carnevalata al curioso
Segalavecchia o la Fogarazza del grossetano. Il museo, che fa parte del Circuito museale senese e in Italia e' sicuramente oggi uno di quelli tecnologicamente all'avanguardia nel modo di comunicare con il visitatore, si
e' invece scelto un impossibile nome poco comunicativo: Te.Po.Tra.Tos (Teatro Popolare Tradizionale Toscano) ed e' allestito, su progetto del regista Andrea Cresti, nell'ex granaio collettivo di Monticchiello, accanto
al bel duomo. Si entra in una sala in cui camminando si attiva l'apparizione di immagini e l'illuminarsi di bacheche con oggetti della tradizione contadina, quindi, accolti da colorate sagome lignee
cavalleresche ascoltiamo la comparazione di versi classici originali, dalla Pia de' Tolomei di Dante all'Orlando dell' Ariosto, con la loro reinvenzione in rappresentazioni popolari cantante. Registrazioni e filmati,
restaurati, sono in genere assai vecchi e amatoriali, raccolti con pazienza nei luoghi in cui quelle tradizioni vivevano, anche se magari, come e' spesso, oggi rivivono. Nella sala centrale una porzione e' dedicata a
composizioni create con un gran quantita' e iterazione di attrezzi da lavoro e di vita quotidiana di quelle campagne, a comunicare attraverso questo accumulo una testimonianza e sentimento di vita vissuta e passata. In
un antico pozzo centrale si osservano, moltiplicate da pareti a specchio come in un caleidoscopio, momenti di questue popolari, di processioni, mascheramenti, andar per cascine, mentre attorno sono posti a terra i
medaglioni dei dodici mesi. Posizionandosi su ognuno di essi si attiva sulle pareti circostanti una proiezione delle vecchie rappresentazioni che si svolgono in quel periodo. Ora un Maggio drammatico, in
cui l'indettatore (suggeritore) è un personaggio previsto in scena che ricorda movimenti e battute ai protagonisti in costume, spostandosi veloce se e' previsto un duello o uno scontro; ora la preparazione delle
piramidi rovesciate di tronchi impilati cui si da' fuoco in provincia di Grosseto, dando vita a una vera e propria lotta tra fazioni o contrade per sottrarre alle fiamme un lungo asse centrale, sorta di palio da
conquistare; ora un corteo carnevalesco in cui si inneggia al baccala'; ora una ricostruzione in Lucchesia dell'Ultima cena per i giorni della Passione, e anche una rara realizzazione di Segalavecchia, per il passaggio
di stagione, con appunto una vecchia che muore, viene segata, ma poi rinasce tra lo stupore generale e si mette a ballare, e cosi' via. Una serie di tv presentano in chiusura, assieme a testi
classici di studiosi di teatro, antropologi e etnologi, testimonianze d'oggi, come quella di Ghigo, vecchio cantore di Maggiolate che non ricorda piu' le parole, ''perche' allora ero un bambino, ma sottolinea che le si
intonava per raccogliere soldi da offrire alla Madonna'', mentre un plastico della Toscana si illumina a porzioni, mostrando le zone in cui si svolgevano i vari riti.Un percorso simbolico, ricco di suggestioni rispetto
a un passato contadino, a misura d'uomo, sparito e riscoperto come un bagaglio di conoscenza, di spirito collettivo e emozioni necessario anche oggi. Radici appunto, come quelle che ogni luglio e agosto
gli abitanti di Monticchiello mettono in scena con l'aiuto sostanziale di Cresti per paragonarle col presente e interrogarsi sul proprio futuro. Lo hanno fatto, due anni fa, anche con un testo che spettacolarizzava
necessita' e senso di costituire un museo, questo 'Te.Po.Tra.Tos.'. (ANSA).27-FEB-04 15:00 NNNN |
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