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IL MUSEO NELLO SPETTACOLO

LO SPETTACOLO DEL

2002

TEPOPOTRATOS MUSEUM

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Fino dalla metà degli anni Cinquanta, con ricorrenze legate ai cicli delle stagioni e secondo calendari rituali tramandatosi per secoli, nelle cucine dei poderi, nelle aie e nelle radure dei boschi si organizzavano e consumavano gli spettacoli del repertorio teatrale cosiddetto “popolare”.
Nello spazio di un decennio la civiltà contadina consumò la sua crisi irreversibile che fu non solo legata all’abbandono delle campagne ma anche a mutamenti profondi del modo di vivere e quindi della perpetrazione della “tradizione” da parte dei pochi che erano rimasti. Con fatica, a macchia di leopardo e grazie alla passione di pochi nuclei di appassionati alcune di queste antiche forme di spettacolo sopravvivono tutt’oggi ma per quanto ancora e con quali mutamenti o aderenza a quelle che furono le forme originarie tramandate da una generazione all’altra?
Queste le domande che si posero qualche decennio dopo gli antropologi e ricercatori per lo più formatisi, strano scherzo del destino, a scuole di pensiero improntate di più al cambiamento radicale che alla conservazione.
Memoria, tradizione, radici di un mondo temporalmente vicino eppure allontanato irrimediabilmente nel tempo, tanto da rendere necessaria la museificazione, operazione non semplice ma concordemente ritenuta indispensabile dagli studiosi per la salvaguardia di un immenso patrimonio ideale e culturale. Da qui nasce l’idea di un Museo del TEatro POPOlare TRAdizionale TOScano a Monticchiello.

Il progetto per la sua costituzione si colloca all’interno della più che trentennale esperienza del Teatro Povero di Monticchiello. Esso, di imminente apertura, è inserito all’interno del Sistema Museale della Provincia di Siena e si colloca, insieme ai già aperti Musei di Orgia (Museo del Bosco), di Serre di Rapolano (Museo dell’Olio) e Petroio (Museo della Terracotta) nel settore dei musei antropologici.

IL GRANAIO

Il Museo sarà allestito in un vecchio Granaio che risale alla fine del ‘700, di proprietà prima dei Conti Borghesi di Siena poi di altri proprietari per essere infine acquistato dalla Cooperativa del Teatro. L’edificio, per la sua destinazione agricola fu costruito per fungere da granaio della fattoria che sorge a fianco, lungo Via San Luigi. La costruzione presenta due piani: il primo composto da stanze con volte a vela in mattoni; il secondo, con accesso in Piazza Nuova, ha il tetto a copertura lignea ed è costituito da due spazi, uno dei quali sarà, appunto, destinato al Museo.

“L’OGGETTO” DEL MUSEO

Il teatro popolare tradizionale ha origini antichissime. In Italia gli studi condotti da Paolo Toschi (A. D’Ancona  già nel 1896 aveva pubblicato “Origini del teatro italiano” dove aveva condotto un’analisi sui testi) consentivano di inserire il teatro tradizionale nel contesto delle religioni arcaiche e di interpretarlo, con risultati convincenti, come residuo di antichi riti precristiani, legati al culto degli alberi, della fecondità e della fertilità.

 

Queste forme di teatro (in Toscana le più note sono quelle oramai scomparse della “Vecchia”, dei “Bruscelli”, dei “Maggi” drammatici e lirici cantati in Garfagnana e zone limitrofe, della Maggiolata cantata a Castiglione d’Orcia tra il 30 aprile e il 1 maggio) erano fatte solo da attori uomini anche nelle parti femminili. Attori non professionisti, contadini più o meno giovani che in un determinato periodo dell’anno si incaricavano di svolgere una cerimonia rituale, quella appunto dello spettacolo, dove non ci sono costumi particolari –se si escludono alcuni elmi, scudi, spade di legno, mantelli, barbe e baffi finti.

IL PERCORSO MUSEALE

E’ proprio per la mancanza di materiali espositivi che è stata scelta la soluzione scenografica. L’allestimento si sviluppa infatti attraverso la rappresentazione intesa come forma di comunicazione arricchita da una continua interazione tecnologica ed informatica che proietta il visitatore all’interno di un’avventura conoscitiva ricca di contenuti e sensazioni. Il percorso della visita si articola in varie fasi; indichiamo qui, per semplificare, le più significative.

Il tunnel d’ingresso
Il percorso di apre con un tunnel d’ingresso nel quale sono installati alcuni televisori che trasmettono in contemporanea stazioni nazionali e internazionali, offrendo così al visitatore la possibilità di soffermarsi su programmi diversi (sport, programmi culturali, videogiochi, emittenti straniere ecc.); egli si troverà così immediatamente immerso nel mondo della comunicazione dalla quale proviene.

La camera oscura
Da qui si raggiunge la camera oscura, luogo evocativo nel quale viene rappresentato il passato e il presente del paesaggio sociale toscano. E’ uno spazio questa che, creando penombra, consente nell’intreccio buoi/luce, rumori/silenzio, di sviluppare una sorta di gioco sensoriale che guida il visitatore dentro un paesaggio nel quale si intersecano sopravvivenze del passato all’interno di un quadro storico di riferimento: la mezzadria.

Il tunnel di collegamento
E’ costituito da una doppia presenza di sagome lignee che raffigurano, a destra di chi procede, i personaggi dei poemi della letteratura “alta”: Ariosto, Dante Alighieri, Tasso. Poemi che hanno ispirato  i bruscelli, i maggi, gli autori insomma di chi ha scritto i testi del teatro popolare. A sinistra invece si trovano le sagome lignee di coloro, i contadini appunto, che erano gli interpreti di questo teatro.

La concrezione
Al termine del breve tunnel si raggiunge uno spazio dove è collocato un grosso poliedro in cemento armato che stringe dentro di se’ strumenti di lavoro e oggetti della quotidianità propri della vita contadina, in una condizione che esprime la loro somiglianza a fossili pietrificati appartenenti ad un’epoca ormai lontanissima. Poliedro – concrezione – fossile, metafora di un mondo la cui scomparsa ha coinciso con il sopraggiungere di una fase della civiltà che l’ha, in qualche modo, cancellato.

L’albero rovesciato
Al centro dello spazio museale è sistemata una quercia, imponente, che rivolge la massa e l’intreccio delle proprie radici verso il cielo. Sottolinea la relatività del nostro sguardo, della nostra concezione della vita ma più ancora esprime il desiderio di proiettare le radici nel futuro. Conoscere il passato per cercare di capire il futuro; esprime dunque un forte sentimento di speranza.

Il plastico
Nel plastico della Toscana sono indicati tutti i luoghi e le forme del teatro popolare tradizionale toscano e che permette di orientarsi individuando quali forme sussistono ancora e in quali luoghi così come quelli dove la tradizione si è ormai esaurita, in una sorta di percorso attraverso il quale approfondire le informazioni e le suggestioni ricevute all’interno dell’itinerario museale.

 

 

 

 

 

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