 |
 |
|
In terra di Toscana v’è un castello Circondato da boschi e grigie crete. Il nome ve lo dico, è Monticchiello,
Ma forse questo tutti lo sapete. Ma un certo giorno un fatto capitò: Sentite, amata gente, sentite come andò.
Da tanto tempo la popolazione Lottava per la sua sopravvivenza
In una civiltà ch’era cambiata, E dove la legge era la convenienza. Ma quella lotta difficile si fe’, Perché nel mondo ormai ognun pensava a sé.
Quella gente però teneva duro,
Anche se si diceva ch’era pazza; E a costo di schiantarsi contro il muro, Un anno dopo l’altro andava in piazza. Finché una sera all’improvviso fu Convinta di non farcela, non farcela mai piú.
Poi sul perché di quella convinzione Ragionarono insieme, e anche parecchio, Finché gli apparve chiara situazione Come fosse riflessa in uno specchio. In quell’istante rabbia li conquistò,
E il cuore della gente di colpo si fermò.
|
|
 |
 |
|
Cercarono millanta soluzioni, Chi proponeva fatti, chi altre imprese, Ognun chiedeva all’altro approvazioni
Per stabilir le sorti del paese. Ma questa volta accordo non ci fu, E neanche ci sarebbe, sarebbe stato piú.
Sotto il cielo stellato di un granaio, Finito il tempo della tribbiatura,
Col vento della sera giunse voce Di una battaglia vera, aspra e dura. «Pronte le armi!» forte un grido echeggiò, E in tutta la vallata quel grido risuonò.
Gli eserciti guerrieri sono in campo
,Pronte le armi già tenute in pugno. Gli sguardi ora saettan come lampo Di temporale nel mese di giugno. I capitani ormai son pronti già, Pronti per la battaglia, pronti per guerreggiar.Il sole ora sparisce all’orizzonte Mentre le armi luccicano forte. La polvere si posa sulla fronte, Si comincia … [interruzione…] |
|