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IL TEMA DELLO SPETTACOLO
Come ogni anno lo spettacolo del Teatro Povero nasce e si sviluppa giorno dopo giorno, durante le prove dei testi e delle scene. Il tema si
evolve sotto la guida del regista, degli autori e con i suggerimenti degli “attori”. Potremmo definire lo spettacolo 2002 come uno spettacolo “in tempo reale”; il nascente Museo
del teatro tradizionale toscano, la scomparsa di Rino Grappi insieme alle preoccupazioni di un quotidiano sempre più indefinito sono presenti e caratterizzano fortemente l’argomento
di quest’anno. Infatti lo spettacolo trae spunto dalla prossima apertura, a Monticchiello, del museo del teatro popolare
tradizionale toscano, inserito nel circuito dei
Musei Senesi. Il museo, allestito in un vecchio granaio, ora di proprietà della cooperativa del teatro, diventa, in un soprassalto del pensiero della gente della comunità teatrale, l’immagine speculare della propira realtà. Quella
difficile, che stanno vivendo tutti i piccoli centri marginali inseriti in un tempo della civiltà dove i “piccoli numeri” contano sempre meno. O di un destino prossimo futuro dove
l’ineluttabilità del fatto sembra legata all’impossibilità o alla incapacità della gente di modificarne il corso.
SCENA PRIMA quadro primo
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FOTO 2002 di Umberto Bindi |
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PORTFOLIO 2002 di Marco Piccinetti |
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IL TESTO DEL DEPLIANT
E’ un destino dei centri abitati, grandi o piccoli che siano, identificarsi con edifici simbolo: mura, torri, palazzi pubblici, chiese,
residenze del signore di turno, secondo l’alternarsi di paci e guerre, splendore o decadenza dei luoghi. A Monticchiello fra gli edifici
“storici” ha occupato un posto non trascurabile, almeno negli ultimi 200 o 300 anni, il Granaio Della Fattoria; vasto, con le sue belle architetture, acciambellato all’ombra della
chiesa prepositurale, amato, odiato o invidiato a seconda dei punti di vista, raccoglieva annualmente la parte padronale del raccolto di grano che si accumulava attraverso il rito
suggestivo dell’arrivo dei carri e dello scarico dei sacchi. Andato in decadenza con la fine della mezzadria il complesso è stato
acquistato dalla Compagnia del Teatro Povero che ne ha fatto la sede delle sue attività. Presto una parte considerevole dell’edificio ospiterà stabilmente il Museo del Teatro Popolare
Tradizionale Toscano, voluto e propiziato dalla cooperativa del teatro e inserito nel circuito dei musei senesi. Lo spettacolo 2002
prende spunto da questo evento sentito dalla comunità come un segno di contraddizione, occasione di compiacimento ma anche di inquietudine e persino di rigetto.
Il museo per quel tanto di “mortuario” che comporta è avvertito come l’immagine speculare del presente della comunità che si interroga
sul proprio futuro, sulla propria identità, sulla stessa possibilità di sopravvivenza via via che si fanno più labili e remoti i legami col passato e sempre più precari i rapporti con
la modernità. Teatro e vita comunitaria si trovano ancora una volta strettamente connessi nel presagio di un impoverimento inarrestabile fino all’estinzione non solo del
tessuto sociale ma anche della stessa vocazione alla creatività e alla spontaneità del teatro. Ma tuttavia la sofferta risposta finale non lascia dubbi: il “rito” vivo del teatro una
volta innescato non può essere interrotto, bisogna continuamente riannodare il filo dell’espressione del sentire comune. Lo spettacolo torna, quindi, ancora una volta a
proporsi in forma compiuta e attuale, per quanto problematica e sofferta, come“autodramma” della comunità
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