Atto unico Scena prima Quadro primo (Il piano della piazza è articolato con praticabili di varia altezza. Mobili e di facile collocazione tanto da consentire, spostandoli, la ricerca di soluzioni estetiche gradevoli. I praticabili sono arredati con sedie ed altri arredi di foggia singolare. Ci sono anche alcuni vasi da fiori che creano macchie di colore perfettamente intonate con i colori dell'arredo. Si accendono le luci di scena. La sala scende a buio. Un tempo a scena vuota. E' silenzio. Poi arriva un uomo. Si guarda intorno, osserva. Siede. Si deve avere la sensazione che rifletta. Ancora un ingresso. E poi, dalla parte opposta ancora uno. Si salutano. Scelgono un posto dove sedere dopo aver osservato a lungo. Ecco altra gente. In piazza cresce un parlare sommesso. Fino a che, ma intanto arriva altra gente, qualcuno sbotta ...) Andrea G. - Uh! Che lusso! E quando l'hanno messa tutta 'sta roba?! (Ma non ha risposta) Osvaldo - Via, si comincia sì o no! Io ho fretta. Andrea G. - Ancora mica si so' visti! Zelindo - Lo sai come dice il proverbio: "chi ha fretta si metta a sedere!" Osvaldo - Sì! E ce n'è un altro che dice "Chi ha tempo non aspetti tempo" Zelindo - E un altro dice: "Presto e bene so' du' cose che unn'e stanno assieme" Osvaldo - Te la sai troppo lunga. Io ho fretta da vero (guarda l'orologio) alle 11 devo essere alla stazione perché torna il mi' figliolo. Sicchè ... Andrea G. - O la macchina? Osvaldo - La sua? E' alla revisione. Previsione di spesa 1.4000.000 ... Te che faresti? Andrea G. - Come te! (Un silenzio, poi da più lontano, un'altra voce ...) Andrea V. - Per anda' a scuola ci vuole la macchina. Per fare la spesa lo stesso. Un parliamo poi di tutto il resto ... Lucio - Tanto la benzina costa poco! Andrea V. - Infatti ... ora costa 2.300 lire al litro e basta! (Pausa, poi una voce ...) Lucio - O un dicono che il costo della vita è fermo, che l'inflazione è ferma, che tutto è sotto controllo ... allora?! (Pausa, poi una voce ...) Andrea V. - Il vetro, la settimana scorsa costava 6.200 lire al metro quadrato. Da oggi costa 13.500 lire. Perché? Arturo - Sentite un po' ... io quando vo in giro vedo tante automobili, fuoristrada, motociclette, campers ... tutta roba da 40/50 milioni in su. Sull'autostrada ... ma anche qui in giro. Allora? (Un rumore fuori campo. E una voce in campo ...) Andrea G. - Eccoli! (Arturo esce di fretta poi rientra) Andrea G. - Ma perché si deve venire qui vestiti da lavoro? (Ancora non si vede nessuno). Arturo - Via su ... Fatela finita con le lamentele. Le difficoltà ci so' da tutte le parti. Basta sapere che ci sono e affrontarle con calma. (Una pausa, poi prosegue ...) E poi vedrete che con questa storia le nostre cose miglioreranno di sicuro. E non solo le nostre. Lucio - Beato te che sei così ottimista. Arturo - E come no! Del resto il progetto si chiama "Nessuno sarà più solo", ti pare poco? Andrea V. - E chi l'ha detto che la solitudine è brutta? Lucio - Ah certo! Ma quando la decidi te! No da vero quando ti costringono! Arturo - E chi ti costringe sentiamo! Che forse sei rinchiuso da qualche parte, qualcuno ti impedisce di parlare, di fare quello che ti pare ... (Un silenzio, poi ...) Andrea V. - E poi che vuol dire solitudine ... Lucio - Che vuol dire? Che ne so. E come fo' a spiegattelo ... La sera, quando annotta, d'inverno, non sopporto il silenzio. Allora sposto le sedie intorno al tavolo. Canto. E poi ... (tace) Andrea V. - Io non sopporto le chiacchiere invece. Guarda come siamo differenti. Io ho bisogno del silenzio. Osvaldo - Sai che vuol dire per me? Vuol dire guardarmi intorno e non provare più emozioni ... E questo perché ... Perché non riconosco più il profilo di una collina ... la fila di cipressi su per un poggio ... Ecco, piglia i poderi ... Che sono diventati ... e dove l'hanno l'anima ... forse dietro i cancelli, forse dietro i reticolati che li proteggono ... ma è un'anima che non conosco, non è la mia. Sì sono belli, certo ... Ma tutti uguali ormai ... e fra un podere e l'altro il deserto. Non c'è più un albero, un cespuglio di ginestra ... una macchiaia ... un animale ... Per me solitudine vuol dire anche questo ... (si interrompe, poi prosegue ...) Se avessi detto, che ne so, una discoteca ... Dove è è. E' una discoteca. Un centro commerciale non ce l'ha un'anima. Arturo - Eccome se ce l'ha! Osvaldo - Dove ce l'ha, sentiamo Arturo - Nel cassetto! E che anima Osvaldo - E che scemo sei Andrea G. - Madonna che uggia 'sti discorsi. Ma che c'è bisogno di tutte 'ste chiacchiere. E che siamo diventati: filosofi! Piuttosto: nessuno ancora mi ha spiegato perché si doveva venire qui stasere vesti co' panni da lavoro! Arturo - Ma insomma, posso di' quello che mi passa per il capo oppure devo chiedere il permesso? Andrea G. - Te non devi chiede niente a nessuno. Ma ti devi rende conto che a questo mondo, oramai, contano solo i numeri e le convenienze. Se non ci sono i numeri sei fuori. Non interessi a nessuno. Andrea V. - (ricollegandosi all'inizio del discorso della solitudine) Ma poi scusate ... anche se uno è soffocato dalla gente che sta intorno ... non è solo lo stesso! Andrea G. - Se invece i numeri non ci sono, no! Si misura tutto a gradi di convenienza oramai! Se non conviene via. Se conviene sei dentro al gioco fino in fondo ... L'uomo, l'essere umano, che conta più ormai?! Arturo - Ecco, appunto, se di gioco si tratta io ci sto Andrea V. - Ma bisogna vedere se la realtà è uguale alle chiacchiere. Arturo - E Dai! Ma che ci stai a fare qui, se non sei convinto! Andrea V. - Io ho detto solo che bisogna vedere se la realtà è uguale alle chiacchiere. E siamo qui per questo. Noi siamo al di sotto dei numeri della convenienza. Paolo - E allora non ci resta che lottare. Anche con le unghie. Da qualche parte ci sarà qualcuno che ci darà ascolto! O no?! Arturo - Noi s'è chiesto aiuto. E stasera verranno a farci una proposta. (Ironico) Staremo a vedere di che si tratta. Per quanto ho capito io si tratta di una faccenda grossa ... ma grossa per da vero. Qualcosa che non riguarda noi e basta. Qualcosa di grosso che sarà di sicuro la salvezza di questi paesi. Ho sentito dire che si tratta di una rete. Che rete non lo so. Ma è una rete di sicuro. Certo è che noi bisogna darsi una svegliata ... perché siamo pigri, fatalisti ... se una cosa c'è si piglia, se no pazienza. Qui invece i tempi chiedono gente veloce, di azione, che capisca al volo ... La fortuna va acchiappata quando passa vicino ... perché due volte un passa davvero ... (Una pausa. Una riflessione, poi ...) Qui si tratta di una cosa grossa ... ma grossa davvero ... Io credo sia una gran cosa ... (Esce in fretta perché fuori campo s'è sentito qualcuno che lo chiamava) Andrea V. - Io invece credo di no. Come succede spesso. Scena seconda Quadro primo (E finalmente l'attesa cessa con l'arrivo di due uomini e una donna. Tutti e tre giovani. Efficienti. Vestiti elegantemente. Che si comportano molto cordialmente con tutti che gli si fanno attorno con strette di mano, sorrisi e convenevoli d'uso. I tre sono stati invitati da una Società di Trasformazione Urbana cui la gente del paese si è rivolta per risolvere il problema scottante della riconquista di significato del paese medesimo. Li accompagna Arturo). (In piazza c'è mormorio che si placa all'ingresso dei tre). Arturo - Ecco ... questi signori sono gli esperti che hanno studiato il problema che ci assilla e ci faranno una proposta concreta per la soluzione (in piazza si commenta) e ce la spiegheranno nel dettaglio. Io che conosco i risultati dei loro studi, vi garantisco che non si pu˜ desiderare di meglio. Ma ora (mormorio in piazza) ma ora ... (il mormorio si accentua. In realtà sono i commenti incrociati dei presenti) E poi ... (a voce più alta) Allora! ... (a voce più alta) E poi chi vorrà fare domande lo potrà fare (ancora un diffuso e forte parlottio. I tre sorridono) ... Tutte le domande che vorrete ... (il parlottio riprende) Sì,sì ... certo. Ci illustreranno anche i vantaggi economici. Sì ... eccome. E che guadagno se ne tira fuori (in piazza finalmente si fa silenzio). Sì, ma quello che ci sta più a cuore è la sorte del paese. Questo è chiaro! (Mormorio di approvazione e di soddisfazione da parte della gente) Ma ora facciamo silenzio e ascoltiamo (pian piano in piazza si fa silenzio. La gente si sistema comodamente. Ma prima di parlare i tre attendono una manciata di secondi per concentrare meglio l'attenzione della piazza su di loro. Poi parlano). Rossi - (Rivolto a tutti) Intanto buona sera (mormorio di restituzione del saluto da parte della piazza) Mi chiamo Gianluigi Rossi e sono la persona che ha avuto l'incarico, da parte della società cui vi siete rivolti, di studiare il problema che vi assilla. Questi (e indica gli altri due) sono i miei collaboratori. Antonelli - Sono Francesca Antonelli. Il mio mestiere è quello di arredatrice. Buonasera (la piazza restituisce il saluto) Lanfranchi - E io sono Piergiovanni Lanfranchi e sono esperto di questioni economiche. Buonasera a tutti (la piazza restituisce il saluto) Rossi - Bene. Fatte le presentazioni, diciamo subito che noi siamo un team di studio. E diciamo anche da dove veniamo: (una breve pausa ad effetto). Siamo stati inviati qui dalla "Alfa-Gamma.it" che è una società delle più attrezzate presenti sul mercato europeo e capace di risolvere brillantemente le più spinose questioni economico- demografiche. La nostra società è collegata con le S.T.U. più all'avanguardia nel mondo e che sono le Società di Trasformazione Urbana ad una delle quali vi siete rivolti. Arturo - Il problema che ci sta a cuore è legato alle sorti del paese (ma è interrotto) Rossi - Questo, mi perdoni, lo abbiamo capito se no non saremmo qui (pausa. Mormorio fra la gente. Rossi riprende in mano la situazione. Uno della piazza alza la mano ed è invitato a parlare). Antonelli - Per favore un momento! (Ma in piazza si continua a parlare con calore). Osvaldo - Scusate ma io ho poco tempo. Se si potesse fare un po' più in fretta ... (la richiesta è sopraffatta da altre voci) Rossi - No guardi ... un po' di tempo ci vuole. Noi non siamo abituati a parlare più del dovuto ... per˜ lei capisce ... Antonelli - (interviene) Approfitto dell'interruzione per dire subito una cosa. Vi abbiamo chiesto di venire qui stasera, vestiti dei normali panni da lavoro, per farvi subito capire che l'idea che dà sostanza al progetto, se pure geniale e sofisticata, è profondamente connessa alla quotidianeità. E' soltanto una questione simbolica. Osvaldo - Sì, ma io volevo dire se si poteva fa' un po' più in fretta ... Arturo - No, no, no ... fermi. Fate silenzio. Senn˜ non si va avanti. (Sale su un divano. Ora fate silenzio). Antonelli - Guadi, abbia pazienza, ma se lei con le scarpe calpesta la stoffa dei divani si comincia male. Abbia pazienza per l'osservazione ma/ Arturo - Scusi non volevo (scende immediatamente e si rivolge di nuovo alla gente). Dicevo che chi vuole parlare deve chiedere la parola. E uno per volta. Con ordine. Allora ... c'è qualcuno che vuole dire o chiedere qualche cosa? Antonelli - Lei capisce che il progetto deve tenere conto anche dello stile. (Stop. Silenzio) (Un uomo alza la mano. E viene autorizzato a parlare. E lo fa con tono pacato) Lucio - Noi si vorrebbe solamente capire bene che si deve fare Rossi - Sì certo. Ora illustriamo l'idea. (Silenzio) Poi se vi garba bene ... in caso contrario come non detto. (Un breve silenzio, poi ...) Anche se mi sembra che le alternative siano davvero inesistenti. (Un silenzio) In breve ... Vi proponiamo di gestire collettivamente un grande gioco che coinvolge il paese e tutta la popolazione. Che vi farà guadagnare un bel po' di soldi e che contribuirà a recuperare sentimenti di aggregazione in un mondo devastato dall'individualismo. Dove il sentimento di solitudine si manifesta fortissimo proprio nel tempo della massima comunicazione mediatica. (Mormorio scomposto in piazza che significa: non s'è capito niente. I tre si consultano brevemente, poi ...) E cominciamo subito, allora, con la simulazione di una tornata del gioco che è il modo migliore per comprendere. (Silenzio) Lucio - E a che serve Rossi - A capire lo spirito del gioco immedesimandosi nella situazione ... E' chiaro? (La piazza risponde di sì) Bene! Si pu˜ cominciare! (Un silenzio per catturare l'attenzione della piazza, poi Rossi parla con tono suadente, quasi ipnotico) Rossi - Ora, ognuno di voi, immagini di essere uno dei giocatori ... Ecco ... qualche secondo di concentrazione ... Chiudete gli occhi ... (la gente esegue) ... così ... Avete parcheggiato la vostra auto di grossa cilindrata fuori dalla porta del paese ... I vostri telefoni sono spenti ... Respirate l'aria pura del colle ... avete staccato con la frenesia, i problemi, la competizione ... Ammirate le bellezze dell'architettura ... le linee essenziali e imponenti della cattedrale ... (un silenzio) ... Se entrate ammirate gli splendidi affreschi della scuola senese del '300 ... Ora siete giunti in una delle piazze dove si svolge il gioco. Questa ... Vi guardate intorno e notate subito lo stile, il tono dell'ambiente che vi accoglie. Si avvicina a voi un signore che vi suggerisce che cosa potete o dovete fare per giocare ... (In realtà compare un elegantissimo signore che fa da guida da ora in avanti a tutti i movimenti della gente) Rossi - E siete pronti ... Fermi così! Non aprite gli occhi ... Ancora ... un attimo ... Ora, lentamente, aprite gli occhi ... (Mentre la gente stava ad occhi chiusi la luce della piazza è cambiata. L'atmosfera è totalmente diversa da prima. E' ricca di suggestione, di fascino). Rossi - Bene. Ora dovete prelevare una o più cartelle dal distributore automatico ... (la gente guarda) ...Immaginiamo sia sistamato laggiù ... (Azione confusa e scomposta. E guidata. Azione del prelievo delle cartelle da un immaginario distributore. Azione che crea qualche difficoltà ai giocatori - La magia della suggestione creata si frantuma in mille pezzi. Interviene allora il sig. Lanfranchi, l'esperto di economia, che con tono completamente diverso da quello del sig. Rossi ...) Lanfranchi - (tono di forte rimprovero) Voi vi siete rivolti a noi per tentare di risolvere un problema che vi accomuna a centinaia di piccoli centri della provincia italiana che hanno perduto ogni rilevanza sociale con le conseguenze che si vedono con chiarezza: l'idea nostra, dopo aver studiato attentamente la situazione geografica e demografica del luogo, vi è stata accennata. Trasformare il paese in paese-azienda attraverso un grande gioco. Ma per fare questo occorre acquisire la mentalità e la concentrazione dell'impreditore. Capire ... Andrea V. - E che vuol dire con precisione? Lanfranchi - Vuol dire che voi, che siete fuori da ogni significato e, diciamolo francamente, siete un peso per la comunità nazionale/ (E' interrotto bruscamente da uno della piazza) Paolo - E dai co' 'sti discorsi! (Poi, rivclto a tutti ...) Ma c'era bisogno che venisse quello lì a dire quello che siamo e quello che non siamo?! Arturo - Eh no! Te prima di parlare devi chiedere la parola. (Mormorio in piazza) Paolo - Io ho detto solo che non c'era bisogno di lui per dire quello che siamo. Si sa da noi! (E' stizzito) (Si levano diverse voci. Confusione. Alcuni si alzano e tornano a sedere. Altri cambiano posto). Arturo - Allora non ci siamo capiti. Ho detto che chi vuole dire la sua, deve chiedere la parola. Un ordine ci vuole! Noi siamo qui per capire e loro sono qui per proporre e spiegare Paolo - E allora spiegatecelo per piacere. Ma spiegatecelo! Lanfranchi - Ma è quello che cerchiamo di fare! (Mormorio, poi silenzio) Andiamo avanti, dunque. Rossi - Sì, ma prima dobbiamo chiarire molto bene due cose. Anche perché legato ad una delle due, ma ne parleremo dopo, c'è un problema di non poco conto che, se non risolto, rende il progetto assolutamente fallimentare. (Un breve mormorio di curiosità). La prima è: CONCENTRARSI bene sul tipo di gioco che proponiamo, e cercare di capire molto bene le molle psicologiche che faranno scattare l'interesse di un certo pubblico, la seconda è il PREMIO. Lanfranchi - Il gioco consiste nel segnare sulle cartelle che vi sono state consegnate i numeri corrispondenti a quelli che compariranno nel cartellone elettronico. I numeri segnati sulle cartelle sono 15, scelti fra quelli che vanno dall'1 al 90. Ma noi ne estrarremo soltanto 89! Andrea V. - Ma perché 89 numeri e non 90? (La domanda cade nel vuoto). Antonelli - In ogni piazza, piazzetta o slargo del paese saranno sistemati altri cartelloni e lì ci saranno altri gruppi di possibili giocatori. Abbiamo fatto arredare questa piazza così, per farvi capire come sarà trasformato il paese ... Andrea V. - Ma perché 89 e non 90?! Antonelli - (fa un gesto come dire ... un attimo poi lo dico, e prosegue ...) Ogni spazio sarà arredato in maniera particolarissima e con cura estrema. Per esempio questa piazza, come vedete, potrà essere definita la piazza blu, in quanto le tonalità dell'arredo sono sviluppate su quella scala di colori. Più in là potrà esserci la piazza verde, o gialla. Più in là ancora ci sarà la piazza rossa ... (Un mormorio in piazza) E così via. Questo per consentire ai giocatori di aggregarsi intorno ad una "emozione cromatica". Lanfranchi - Terremo particolarmente elevato il costo di ogni cartella in modo da selezionare un pubblico ricco. Dobbiamo puntare sulla qualità. Evitare la massa. La confusione. Antonelli - In ogni spazio ludico così organizzato ci sarà un piccolo "ensemble", l'avete già visto e sentito, che intratterrà i giocatori con piccole "perle musicali". Cioè pezzi di grande musica arrangiati ad hoc. Antonelli - Perché? ... per instillare nell'animo dei giocatori sonorità antiche espresse con linguaggio moderno (un silenzio. Poi riprende il filo ...) Se fin qui è tutto chiaro ... possiamo proseguire. Rossi - Ora prendete la card che immaginate di prelevare dal portafoglio ... Le card ... la carta, la tessera magnetica, come quella del telefono. Non so come la chiamate voi. (Azione di prelievo della card dal portafoglio. Azione che, in quanto immaginaria, crea anch'essa qualche difficoltà alla gente e che si accompagna ad un mormorio diffuso). Rossi - Inserite ora la card nell'apposita fessura per il pagamento che avverrà tramite conto corrente bancario o postale. (Mormorio scomposto della gente che si guarda attorno smarrita alla ricerca dell'apparecchio. E mentre l'azione viene compiuta, se pure con difficoltà, Rossi prosegue) Rossi - ... la banda magnetica, osservatela, deve essere rivolta verso il basso. (L'operazione viene ripetura con fatica notevole, mentre una voce di piazza interviene ...) Osvaldo - Senta, ma se invece di fare tutte 'ste faccende che dovrebbero essere vere ma so' finte, ce lo dicesse e basta ... un si farebbe prima?! Rossi - Certamente! Ma vi inviterei alla distrazione. Alla approssimazione. Ognuno di voi deve essere perfettamente consapevole dei gesti necessari a condurre il gioco. In fondo vi chiediamo soltanto di dedicarci un tempo breve, ma utile alla comprensione ... Lanfranchi - E poi queste premesso sono assolutamente necessarie perché ognuno di voi capisca che sulle spalle grava una parte della responsabilità collettiva. Rossi - Bene. Procediamo. (Si aprono i pannelli e la banda sta per suonare ...) Lucio - Senta, ma non si arrabbi. Io ancora ho capito poco. Insomma ... la mattina uno si alza e che fa ... dove va ... che dice ... Sì, ma non noi come giocatori ... Come ora dico ... no ... noi, noi ... Noi ... E dopo pranzo ... E nel pomeriggio ... E la sera ... Che si deve fare la sera ... E quello che avete detto fin'ora ... che vuol dire con precisione? ... Rossi - Vuol dire che come gestori del gioco riconquisterete un ruolo attivo nella società, che l'operazione sarà fonte di guadagno, ma vuol dire anche che romperete quel senso di isolamento che oramai vi avviluppa e vi opprime. Perché con la scomparsa della mezzadria la vita, quella vera, non è più qui ... (In piazza c'è risentimento. Interviene Lanfranchi) Lanfranchi - Ma è la verità. E faccio un esempio. Loro sono mai stati in un grande centro commerciale di sabato o di domenica? ...(mormorio) E allora ... se ci sono stati, piaccia o no, è lì che si avverte il respiro della vita. Lo mi devono credere! Signori! Quella calca viva, quello stare gomito a gomito, quelle braccia che avanzano levate sulle teste di tutti e che trattengono ad esempio uno stendino per i panni e che sembra camminare da solo! Via! Quel rotolare di carrelli carichi di ogni ben di Dio, quel mormorio diffuso, quei campanelli delle casse che squillano e che misurano fiumi di denaro che scorrono continuamente, senza tregua. E' vita quella ... sì o no?! Paolo - Chiacchiere! Rossi - Non sono chiacchiere! Paolo - Sì che lo sono invece! (Poi si rivolge alla gente ...) Noi siamo venuti qui perché si era convinti che quello che ci sarebbe stato proposto aveva un senso. Siamo qui perché ci stanno a cuore le sorti del paese. Che poi è anche il nostro destino. Siamo qui perché nessuno di noi si vuole arrendere. Noi siamo qui perché si è deciso che la nostra vita è qui. (Il clima si fa rovente) Arturo - E allora lasciamoli spiegare fino in fondo. Non interrompiamoli più. Io credo che certi consigli vadano ascoltati. La soluzione che ci propongono è ottima. La migliore che c'è! Paolo - Te accetti tutto pur di non affrontare una discussione. Ti va bene ogni cosa e nemmeno ti chiedi il prezzo che si deve pagare! Arturo - Ma che prezzo vuoi che si paghi noi?! Paolo - Io non lo so. Ma finché non capisco non ci sto. Non ci sto. Non ci posso stare. Perché alla fine non mi importa niente di tutta 'sta roba. Perché mi sembra che si parlino due lingue differenti, che siamo due mondi lontani migliaia di miglia ... Ma guardali in faccia (e si riferisce ai concittadini) ... Sì, guardali! ... queste ti sembrano facce di gente che è convinta? ... E che fanno! ... solo quelli che gli si dice di fare ... Ecco, piglia lui (e si avvicina ad un uomo di età avanzata e dai tratti caratteristici di hi è di altra epoca) ... Guardalo bene ... secondo te è più adatto a far finta di strusciare un pezzetto di carta da qualche parte come ha fatto dianzi, oppure a innestare un ciliegio selvatico ... Dimmelo ... dimmelo ... Arturo - Io non lo so se hai torto o ragione. Io so solo che noialtri si cerca una soluzione al problema: si vule che il paese viva o no?! Paolo - E allora la soluzione deve nascere da qui dentro. Arturo - E perché, saresti tanto presuntuoso da credere di non avere bisogno di consigli di chi ne sa più di te ... Paolo - No, ma dico solo che non si pu˜ nemmeno accettare tutto quello che ci viene proposto come fosse la salvezza ... quella vera ... Ecco perché dico che tutte queste sono chiacchiere! Chiacchiere e basta! Lanfranchi - Non sono chiacchiere! Lei commette un errore clamoroso ... via! Paolo - Sì che lo sono! Perché lei non pu˜ venire qui a parlarci di centri commerciali, di carrelli e di stendipanni che camminano da soli. Noi si vuole sapere se questi piccoli centri avranno o no ancora un significato. Se avranno una loro vita. O se invece diventeranno scatole vuote da riempire e svuotare chissà quante volte al giorno con chi viene qui quando non ha da fare di meglio! (La gente rumoreggia. Chi si alza. Chi cambia posizione. La durezza critica di chi ha parlato ha scosso le persone. E' un momento di crisi che sembra compromettere tutto. E che forse compromette tutto. O apre una incrinatura salutare nel sentimento di indifferenza che fino a quel momento ha caratterizzato la situazione. Scena da costruire a soggetto. Il clima è di smobilitazione. Poi Lanfranchi riprende la parola. La maggior parte della gente è in piedi). Lanfranchi - Io capisco l'urgenza del vostro problema. E capisco anche il punto di vista di quel signore (si rivolge al critico). Ma noi possiamo offrirvi solo questo. Solo questo. Altre strade ... non ne vediamo ... E poi dico che non è semplice affrontare un problema così delicato senza avere prima chiaro l'intero scenario delle soluzioni proposte ... (La gente esce di scena). Rossi - Allora? Cosa decidete? ... Ci si ferma qui oppure si va avanti ... Fino in fondo ... (La gente in piazza si riunisce in gruppi dove il dialogo è animatissimo. Si capisce che si sta formando una fronda fortemente convinta della impraticabilità dell'iniziativa. Comunque, dopo poco, Arturo riprende in mano la situazione dopo che è stato delegato a farlo, e dice ...) Arturo - Bene. Abbiamo deciso. Si va fino in fondo! Rossi - Allora, riprendiamo da capo. (E da questo momento in poi e fino alla fine della scena dunque, il clima in cui si svolgono le azioni cambia radicalmente. Nel senso che i tre Signori assumono un tono deciso ed autoritario imponendo le azioni e soprattutto rispondendo agli interlocutori senza nemmeno che questi pongano le domande a voce alta. Basta infatti che questi alzino una mano perché i tre sappiano già il contenuto della domanda). Voce fuori campo - 5.13.27.83.49.26.25/ Rossi - Tutto da capo. Ma da questo momento in poi dovete seguire le mie indicazioni senza discutere. Ed accettare i tempi che vengono dati. Queste sono le regole. (Stacco musicale. La Voce in scampo sciorina 89 numeri. Andrea alza una mano e Rossi risponde senza che lui parli) Rossi - 89 numeri e non 90 in modo da ridurre il numero dei vincitori e quindi esaltare il valore della vincita. (Osvaldo alza una mano) Antonelli - Il premio certo! ... consiste nel riunire, dopo un certo numero di giocate, un gruppo di vincitori che saranno accolti presso una famiglia di mezzadri adeguatamente ricostruita da un gruppo di attori. E lì, ognuno di loro, vivrà come se fosse un membro di quella famiglia: che sarà la massaia Lanfranchi - Chi il bifolco Antonelli - Chi farà il pane Lanfranchi - Chi taglierà la legna Antonelli - Chi vangherà l'orto Lanfranchi - Chi porterà gli animali al pascolo. Antonelli - (rispondendo a qualcuno che ha alzato la mano) Certo! Il premio consiste dunque nell'interpretare, per un tempo ragionevole, un ruolo all'interno di una grande famiglia patriarcale. Questo servirà anche a far comprendere il grande valore della solidarietà umana. (Ancora qualcuno che alza la mano) Lanfranchi - Nell'unico podere che risponde ai requisiti richiesti, che è già stato individuato e che è rimasto l'ultimo vero podere della valle. Rossi - Una grande commedia dunque che per˜ non si svolge solo qui. Nel senso che questo grande gioco interesserà tutti i piccoli paesi che hanno perduto significato, che saranno collegati in rete e nei quali si svolgerà lo stesso gioco con le medesime regole; Lanfranchi - Stabilito il numero dei paesi partecipanti, si accede ad un grande finanziamento che consentirà di arredare i luoghi deputati come necessario. Antonelli - Ma se anche uno solo dei paesi partecipanti verrà meno, l'intera operazione salterà inevitabilmente. (Una mano alzata) Rossi - La cosa funziona, statene certi Lanfranchi - La questione è un'altra. Antonelli - Eccola! Lanfranchi - Il podere individuato e che risponde ai requisiti richiesti per l'operazione, è abitato ancora da un gruppetto di vecchi contadini. Antonelli - Che non ha nessuna intenzione di andarsene. Rossi - E dunque compromette non solo le sorti del paese, ma le sorti dell'intero progetto. Antonelli - D'altro canto non è possibile organizzare il premio con coloro che lo abitano, perché, pur essendo veri contadini, rispetto alle regole del gioco, si comporterebbero da dilettanti. Rossi - Per voi la regola è: finti contadini veri, in un vero podere finto. Per altri paesi sarà un'altra cosa. Ma con la stessa filosofia. Lanfranchi - Questo perché la verità vera è elemento che non si controlla Antonelli - Mentre nella fattispecie occorre una verità perttinata! (Un mano alzata) Rossi - Silenzio per favore! (Continua in colonna sonora la sequenza numerica) Lanfranchi - Quindi se non entriamo in possesso di quel podere tutto crolla, perché il progetto un pu˜ avere un buco non programmato. (La colonna sonora cresce in volume/eco). Rossi - Silenzio per favore! Antonelli - I buchi di una rete devono essere disposti razionalmente e non dipendere da volontà casuali. Lanfranchi - Silenzio per favore (Ma nessuno ha alzato una mano) Rossi - E non è pensabile che tre o quattro vecchietti distruggano un progetto di questa portata. Antonelli - Silenzio per favore! Lanfranchi - Noi allora adopreremo tutti i mezzi leciti per convincerli Antonelli - E se l'obiettivo sarà così, raggiunto, il progetto sboccerà come un fiore! Rossi - (autoritario) Silenzio! Lanfranchi - La tornata di gioco dovrà essere breve Antonelli - Al termine dei sei minuti previsti chi non vorrà giocare potrà visitare il paese. Rossi - Silenzio! Lanfranchi - Potrà entrare nelle vostre abitazioni dove potrà acquistare tutto quello che voi deciderete di vendere. Rossi - Voi dovete essere a totale servizio del pubblico dei giocatori che sarà composto soltanto da gente facoltosa. Lanfranchi - Silenzio! Antonelli - Le stanze della casa saranno trasformate in luoghi di commercio pur continuando ad essere abitate. Lanfranchi - Silenzio! Rossi - Voi dovete essere a totale servizio del pubblico dei giocatori che sarà composto soltanto da gente facoltosa. Antonelli - E' ovvio che ogni stanza dovrà essere dotata di vasca con idromassaggio. Rossi - Voi dovete essere a totale servizio del pubblico dei giocatori che sarà composto soltanto da gente facoltosa. (.........) Rossi - Silenzio! (E mentre Rossi continua a parlare in diffusione va il pezzo suonato prima in diretta dal piccolo ensemble e che fa da colonna sonora di sfondo alla voce che prima sommessamente e poi sempre più forte elenca serie e serie di numeri. Fino a che tutta la colonna sonora diffusa diventa lo sfondo sul quale si compone la scena poco prima descritta in una sequenza ossessiva che vede la gente sciamare dal centro scena mentre l'assetto scenografico cambia completamente). Scena terza Quadro primo Uliana - Guarda qui! M'è sempre venuto bene e ora è duro come 'l sasso della Verna! ... Un so' più da che parte lavoralla! Ersilia - Secondo me ci hai messo poca farina ... e l'ova erano pichine! Uliana - Ma gnamo! ... è la farina che ho comprato sù 'n paese che unn'è bona! ... Bruno - Ehh donne! ... calma ... un ve la pigliate! ... E te Uliana, vo' sempre ave' ragione! E' possibile che un ti sbagli mai ... e mica sei 'l Padreteno! Uliana - Magari fossi 'l Padreterno ... così in un balletto avrei già fenito ... Ma torto un l'ho di sicuro! ... Ma lo sai quanti impasti ho fatto in vita mia?! Uhhh! ... Oramai li posso fa' anche a chius'occhi (pausa) Un lo so manco io quant'anni so' che sto dietro a 'sto tavolo! Ersilia - Ora poi ... co' 'sta moda de' pranzi 'n campagna! ... Mah! ... che ci troveranno di bello poi ... chi lo sa! Uliana - 'A proprio ragione ... ma poi quando vengono sembra abbiano trovato 'l tesoro ... o te! ...doppo nemmeno mezz'ora balluzzano qua e là ... so' belle in agitazione ... fuggono come la lepre quando gli dà 'l cane ... Ersilia - E mentre fuggono continuano a di': "che bellezza ... ma come siete fortunati a vivere in questo paradiso" ... Ma l'ultime parole manco si capiscono perché so' belle arrivati chissà dove! (Pausa) Solfero - (entrando) Guarda come lavorano ... vedrai che impasto che cavano ... Ilio - Eh ... vogliono fa' bella figura e hanno ragione. Quella è gente che lo sa come gira 'l mondo! ... 'e soldi un gli mancano davvero! ... 'a visto che macchina?! Lor lo sanno come si mangia ... Te lo ricordi 'l padrone?! ... Nella stanza 'ndove mangiavano la tavola era sempre apparecchiata per dodici ... Ersilia - Con una tovaglia ricamata e bianca che accecava e che 'rivava fino a terra ... Le posate erano d'argento ... pese 'nguastite che se ti cascavano in un piede ci faceveno 'l buco ... e certi bicchieri che sembrava un ci fossero! Solfero - Ah madonna ... e che vetro era?! Bruno - Chello era cristallo ... duro! Solfero - O unn'è uguale? Bruno - No che unn'è uguale! Solfero - Per me è uguale .. basta beve! (Pausa) Ilio - 'Nsomma è inutile fa' tante chiacchiere! ... 'l padrone lasciamolo fa' 'ndov'è che ci sta bene! ... questi qui ci hanno cercato ... sì ... hanno cercato proprio noaltri e hanno chiesto se potevano fa' qui il pranzo di nozze de' loro figlioli ... pagando s'intende! ... qui ... nell'aia ... cucina alla contadina hanno detto! Solfero - Allora ci vole poco! Ilio - O che discorsi fai! Solfero - Che discorsi fo! ... se vogliono la cucina alla contadina si piglia un'aringa ... si lega al lume di cucina così tutti ci drusciano 'l pane come si faceva noaltri da piccini! Ilio - Ma gnamo! ... ci saranno più di dugento invitati! Solfero - Allora un'aringa un basta! Bruno - Ma la fai finita di di' coglionate?/ Ilio - (proseguendo) ... e poi vogliono 'l pagliaio e 'l carro co' bovi per veni' dalla chiesa al podere ... co' li sposi ... e tutti chell'altri dietro co' le macchine ... Bruno - Per me so' matti ... dice che gli garba tanto la casa ... e muri vecchi ... 'l presciutto attaccato a' travi ... le reste dell'aglio ... eppoi vogliono fa' la festa da ballo nell'aia 'n mezzo a' polli e alle gabbie de' coniglioli ... hanno detto proprio così! Uliana - Sentite ... un facciamola lunga ... noaltri un s'è 'mbrogliato nissuno ... loro so' venuti ... hanno guardato bene ... tutto ... anche 'l trogolo de' maiali e hanno visto 'l concio dietro casa ... sicchÈ ... Ersilia - E ereno contenti matti! Solfero - Eh l'ho vista anch'io! Lei andava di qua e di là che pareva 'na saltella ...(tutti ridono) Ersilia - Quando so' rivati ero nell'orto! ... con chel bembo vecchio quant'e me ... e 'ntesta evo chel cappellaccio sfondo e le calze arrotolate ... Solfero - E quando t'hanno visto un so fuggiti?! ... Ersilia - E no carino ... Invece m'hanno detto: Buongiorno signora ... poi lui s'è levato 'l cappello e m'ha dato la mano ... E quando mi so' scusata perché ero conciata in quel modo, sapete che m'hanno detto?! ... che gli garbavo così! E poi la signora m'ha detto anche che 'l giorno delle nozze ci vogliono vestiti così ... co' panni da lavoro, perché è più spontaneo, ha detto! ... Solfero - E te?! Ersilia - E io stavo lì con chelle bietole 'n mano e un sapevo cche dì! Scena terza Quadro secondo (Intanto, sulla battuta, entra in scena una terza donna un po' più giovane delle altre due. Ha con sÈ un paniere colmo di erbe diverse) Mara - (credendo che i forestieri abbiano disdetto il pranzo di nozze, si guarda intorno ... poi ...) Che c'è ... che è successo ... (appoggia il paniere da qualche parte) ... Un vengono più ... lo sapevo ... e io tonta, ho fatto più chilometri pe' campi ... per trova' tutte 'ste erbe ... Ilio - Vengono ... vengono ... vengono e pagano bene ... Pe' soldi che ci danno si pole fa anco e buffoni! Solfero - MacchÈ buffoni! Noi siamo quelli di tutti i giorni! Bruno - Ha ragione Solferino ... Si farà come s'è fatto in tutte quelle pubblicità ... Mara - S'è fatta quella del cacio ... del caffè ... della pasta ... Bruno - ... quella delle automobili ... (un silenzio) ... che ci s'entrava noaltri con quella roba lì, io, poi, ci ho ancora da capillo! Ilio - Siamo nel 2001! Come si fa noaltri poveri gnoranti a capì ... La vita è così ... Tutto cambia e tutto s'aggiusta. Se quelli lì vogliono fa' festa con noi, co' le mosche e col puzzo di concio, bene! E' giusto che paghino ... Mara - Oh gnamo! Ma che c'è da discute tanto! ... via ... io la penso come Ilio ... E poi quando s'è dovuto aiuta' qualcuno s'è fatto col cuore ... Ma questi qui l'avete visti anche voi. Vi sembra che abbiano bisogno di esse' aiutati?! ... Macchè. Loro vengono qui e pagano come pagano quando comprano qualche altra cosa ... che vi credete! (Fuori campo si sente fischiettare. Un attimo e ...) Bruno - Ma senti chi arriva! Scena terza Quadro terzo (Entra in scena un omino vestito con una certa eleganza. E' Zelindo, il mediatore) Ilio - Mi' ... c'è Zelindo! Zelindo - Bonasera a tutta la compagnia ... disturbo? Bruno - Ma proprio! Voi sete sempre 'l benvenuto. Venite ... accomodatevi ... (L'ospite viene fatto sedere e gli viene offerto del vino) Zelindo - (guarda il bicchiere controluce e fa il gesto di un brindisi) ... "quando il capello tira al bianchino ... lascia la donna e tieni il vino!" (e beve tutto di un fiato fra le risate di tutti. L'atmosfera ora si fa più distesa)... Era un pezzo che volevo venivvi a trova' ... tutte le mattine m'alzavo e dicevo ... devo anda' a Biancacamice ... da chella gente ... (e fa una pausa che prelude l'introduzione, nel dialogo, di qualcosa di importante) ... Oh! ... (il modo e il tono con cui pronuncia "Oh" suggerisce a tutti di prestare grande attenzione) ... sape' ... su 'n paese c'è una grande agitazione ... (poi si rivolge agli uomini) ... avete visto e sentito anche voi ... in piazza v'ho visto ... (i tre uomini annuiscono) ... Un si parla d'altro che di 'sto gioco e del vostro podere. C'è chi diche che è come la manna dal cielo ... e chi l'ha come 'l fumo all'occhi! Eppoi mi ci hanno messo nel mezzo anche me ... perché so' venuti e m'hanno detto ... "Zelindo ... che ne pensi?" ... Voci - E voi?! Zelindo - Io?! ... "Tieni la ventura mentre l'hai! Se la perdi, mai più l'avrai" ... Ho detto così ... davvero! ... Io credo che la gente in tutta 'sta storia ci abbia capito poco ... Insomma ... poi ... che c'entra ... Perché che volete ... ho sentito di' che l'offerta ... Eh ... Madonna bona ... E allora unn'ho resistito! So' venuto per sape' con precisione come sta la faccenda! Perché io so Zelindo 'l sensale ... E allora mi so' detto ... "avranno bisogno di me!" ... E eccomi qui! Bruno - Così anche voi sapete come stanno le cose .... Zelindo - Con precisione no ... ma 'nsomma ... Bruno - (scuote la testa) No Zelindo. No! ... (è interrotto) Solfero - No, no e no! Noi di qui un si fugge! Qui siamo nati ... siamo cresciuti ... qui ci s'è portato le nostre donne e qui so' nati tutti i nostri figlioli ... (un silenzio ... poi ...) Se si dovesse 'nda' via, Zelindo, se si dovesse vende per davvero ... ve lo giuro quello sarebbe 'l giorno più brutto della mi' vita! Bruno - Noaltri un siamo capaci di vive in un'altra maniera ... in un mondo differente da questo ... No Zelindo ... no! Zelindo - Avete ragione ... "che nasce tondo, un pole morì quadro!" Lo sapevo .. io lo sapevo ... (ride)... gambe di cane se lo sapevo! Bruno - Un sete cambiato Zelindo ... per niente! ... E meno male. Almeno voi l'avete capito com'è fatta la vita! Solfero - Ma poi che ci se ne farebbe di tutti quel' soldi! ... manco si sarebbe capaci di spendeli! Zelindo - (con tono risolutivo) E poi sapete che vi dico? "Chi esce fori dal su' mestiere, fa la zuppa nel paniere!" ... (Tutti ridono rallegrati e sollevati dal consenso di Zelindo, che stimano. Intanti da alcuni rumori fuori campo si capisce che arriva gente) Mara - Devono esse que' signori ... Scena terza Quadro quarto (Invece arrivano due giovani. Un uomo e una donna. Sono i figli maggiori di due delle tre coppie...) Uliana - Mi' Laura ... Come stanno i citti ... Laura - Bene ... e voi ... Uliana - Ciao Fausto ... Mara - Madonnina bona ... un vi s'è mai visto tutti assieme così ... E' successo qualcosa ... Voci che si accavallano - No ... non è successo niente ... Se mai si voleva parlare con voi di una faccenda ... Fausto - (si accorge di Zelindo) ... Buona sera Zelindo ... com'è! Zelindo - O com'è! ... da vecchi! ... Voi invece bene ... eh lo vedo ... So che lavorate ... che avete belle famiglie! ... "Alleva i figli poveretti ... se li voi ricchi e benedetti!" Laura - (quasi seccata della presenza di Zelindo)... Zelindo, sempre uguale voi ... sempre nel mezzo come 'l prezzemolo Zelindo - Per fortuna ... pensa se un ci fosse 'l prezzemolo che storia sarebbe ... (Laura per˜ è già distratta. Zelindo tace e cade il silenzio. Imbarazzante e che prelude ben altro che il piacere di una semplice visita ai familiari ... Infatti ...) Laura - Babbo senti ... (si avvicina) ... Io ti devo parla' ... anzi noi ... vi si deve parla' ... (Bruno guarda la figlia intuendo quello che vuol dire, ma tace e aspetta) Fausto - Noi si vorrebbe che voi vendeste il podere! ... Siamo tutti d'accordo ... S'è deciso ! Ilio - Che? ... ch'hai detto?! Laura - S'è deciso che dovete vendere ... assolutamente ... L'occascione è troppo buona ... non la potete perdere ... assolutamente ... Bruno - Oh! ... O citti ma ... Fausto - Sentite ... sentitemi bene ... voi avete tutti un appartamento con tutte le comodità ... ne' posti dove si sta noi ... lo sapete ... Babbo ... il vostro è proprio sotto al nostro ... vicino al garage ... dà sul giardinetto e lì ci potete fare anche un pochino di orto ... poi a nemmeno cinquecento metri c'è il centro-anziani ... ballano tutti i giorni ... c'è un bel pallaro ... poi/ (ma è interrotto) Ilio - Io me lo 'mmaginavo che 'ndava a feni' così ... Mica è tanto che è venuta fori 'sta faccenda del gioco ... 'L tu' zio me lo disse quella sera in piazza quando c'erano que' tre fringuelli che ragionavano di chissà che! Lo sa' che mi disse ... Ora sta' a vede' cche succede co' nostri figlioli! ... Mi cascasse l'occhi qui subbito se unn'eva ragione! Laura - Sentite un pochino ... le cose miglioreranno per tutti ... Io poi un vi posso vede' vestiti a questa maniera tutti i giorni che Dio mette in terra. Te babbo (a Bruno) te ... porti ancora i pantaloni del mi' fratello di quando era militare ... e te mamma ... se un lo vogliono capi' gli zii ... 'l babbo ... almeno te mamma ... zia ... te che dici ... Uliana - Laura ... ascoltami Laura ... io ... noi ... io di qui un mi movo ... noi un si vole anda' via ... Laura - Mamma ma/ Uliana - No Laura ... sbagli ... Lo sai che conta per me? ... Una cosa ... che anche quando siete a casa vostra ... lontani da qui ... lontani uno dall'altro ... se pensate a noaltri ... ci pensate qui ... tutti assieme ... e questo pensiero mi fa sta più tranquilla ... E' come se la strada di casa fosse lì ... per tutti ... E se qualcuno di voi avesse bisogno/ Laura - O mamma, ma che dici. E' più facile che voi/ Ersilia - La tu' mamma ha ragione, Laura. Io la penso come lei ... Vedi ... se noi si voleva fuggì dal podere ... sa' quante volte s'era fatto ... anzi ... forse nemmeno s'era comprato a quel tempo ... figurati. E 'nvece no. No. Noi, qui, siamo noi ... da un'altra parte invece un si sa più chi si sarebbe ... nessuno si sarebbe ... E poi oramai si sta bene assieme ... (sorride) ... Siamo come l'alberi di un bosco ... ci si fa ombra uno coll'altro ... Te lo immagini un bosco cor un albero distante da quell'altro 40 o 50 chilometri ... che bosco sarebbe! Laura e gli altri - Ma che c'entra il bosco ... Bruno - Sentite ... cerchiamo di capissi ... A voi un vi manca niente ... avete un lavoro che vi garba ... noi vi s'è aiutato ... vi sete fatti la casa ... avete salute ... e state bene dove state ... E di che avete bisogno allora! E ora guardate noi ... vi sembra una cosa fatta bene portacci via di qui ... Noi siamo sempre stati assieme da quando siamo nati ... E ora per favvi piacere/ Voci - Ma non è che ci fate un piacere ... no ... E' che/ Bruno - Due qua ... due là ... due più là ancora ... Io e la tu' mamma me lo dici che ci si fa al mare! Io 'l mare l'ho sentito racconta' da' barrocciai della maremma che passavano di qui e qualche volta alloggiavano! Mi ci vedi co' calzoni corti a struscia' i piedi da un posto all'altro ... Ilio - (a Fausto) Cche me ne fo io di quattro metri di terra ... ma poi manco questo ... E' che se quando so' lì alzo 'l capo ... vedo 'l cancello, la rete o quello che c'è ... La rete va bene pe' polli ... no per un cristiano ... Fausto - Babbo, mamma ... voi avete no una ... diecimila ragioni ... che credete che un vi si capisca? ... Per˜ dovete anche capire che oggi il mondo cammina per una strada che unn'è più la vostra ... E allora oggi si vive in un modo diverso da quando voi eravate giovani ... Ecco per esempio ... Il lavoro che fate voi in un giorno ... la macchina lo fa in un'ora ... E poi via ... questa è una grande occasione ... da non perdere! Ilio - E invece si perderà. A me l'offerta ... di qui m'è entrata e di qui m'è fuggita! Laura - (esplode, urlando) Testardi! ... Testardi come le capre!... La vostra cocciutaggine mi fa andare fuori dai gangheri. Possibile che non vi riesca a pensare ai vostri figlioli ... ai vostri nipotini ... possibile/ (Ma è interrotta da rumori fuori scena che annunciano, questa volta davvero, l'arrivo dei signori attesi da tempo) Uliana - (rassettandosi) Laura falla finita ... un la fa' la sciorna ... ora basta ... eccoli per davvero! Scena terza Quadro quinto (Entra in scena, cordiale e sorridente, una coppia di signori che sono rispettivamente il padre della sposa e la madre dello sposo. Lui è più attempato della signora. Tutti e due molto eleganti. In particolare: lei indisso un cappello ricercato) Bruno - Buonasera ... accomodatevi ... du' siede svelte ... (Il signore si siede, mentre la signora resta in piedi, si diverte a frugare fra gli oggetti da lavoro delle donne di casa e che sono sul tavolo e non solo ... perché afferra il blocco di pasta che sta sulla spianatoia e si diverte a lavorarla con gesti francamente maldestri che suscitano sconcerto fra le donne che per˜ non si azzardano a protestare ...) Uliana - Scusate il disordine, ma si stava preparando per voi ... le nozze so' fra tre giorni e dugento persone da mette a tavola so' parecchie ... sicché ci si avvantaggiava ... Lui - Disturbiamo? Mara - No ... ci mancherebbe altro ... no davvero ... anzi ... vi s'aspettava perché così ci si mette d'accordo per bene ... Lui - Stupendo ... questa casa ... questa atmosfera ... è una pagina di storia ... Stupendo! Lei - Commendatore ... sa che mi viene un'idea? ... Che ne direbbe se mettessimo su una scuola di cucina in mezzo alla valle? Lui - Magnifico! Si vede che il fiuto per gli affari non è solo una prerogativa degli uomini! Lei - Ma per carità .. non io ... io so fare ben poco ... per la cucina ho poca pazienza ... ma la mia cuoca è stupenda ... Pensavo a lei ... Se lei volesse ... (e si rivolge al Commendatore) ... se lei volesse fare un piccolo investimento, io potrei dare la mia disponibilità per la consulenza ... ho una raccolta di ricette che si potrebbero anche pubblicare ... e offrire la pubblicazione come un cadeau a fine pranzo ... o cena ... Lui - Eccezionale! Ci sto! Davvero! ... Ma se vuole ne riparleremo a cerimonia avvenuta. Lei - Si potrebbero fare stages di tre/cinque/sette giorni qui ... in questo splendido podere con queste donne che supervisionano l'attività degli stagisti ... Lui - L'idea mi pare ottima ... davvero ... ma ora definiamo tutto per la cerimonia ... Punto per punto! Dunque ... Uliana - Allora ... I due sposi arriveranno nell'aja dove sarà pronta la grande tavolata ... Lei - Tovaglie semplici. Tessute a telajo ... e per le stoviglie, le vostre. Solo la portata centrale dovrà essere servita su porcellane Limoges. A questo penser˜ io. Bruno - E noi come si dev'esse vestiti? Lui - Da contadini ... con le vostre giubbe da lavoro ... pulite naturalmente ... ma quelle. Ersilia - E noi donne? Lei - Come gli uomini ... certo ... L'importante è che non vi vestiate a festa. Ecco ... questi grembiuli bianchi vanno benissimo. Che ne dice Commendatore! Lui - Benissimo davvero! Nell'aja ci dovrà essere un gran pagliaio. E ai bordi della strada bianca tanti ciuffi di ginestra ... Ilio - Il pagliaio è dietro casa ... Lui - Spostatelo ... portatelo davanti Ilio - Ma ... un pagliaio mica è una carrettata di paglia ... come si fa?! ... Lui - Bene ... fate preparare dai falegnami un'incastellatura come un pagliaio e poi rivestitela di paglia ... non credo che ci si possa fermare per così poco! ... E poi la tradizione va rispettata .... (Gli uomini si guardano come a dire "questi so' matti per davvero!"). Bruno - Allora ... se si deve rispetta' la tradizione ... ecco ... Noi ci siamo sposati di maggio ... Si fecero du' nozze tutte assieme ... io e Uliana. Ilio e Ersilia. Ersilia - C'era un sole caldo ... e quando si sortì fori dalla chiesa ...al podere ci si venne a piedi ... Uliana - Con Gosto che sonava l'organo ... Lui - (esterrefatto) Come l'organo! ... per la strada ... e come faceva?! Bruno - Bene lo sonava ... lo teneva a tracolla e sonava ... Lei - Commendatore ... per loro l'organo è la fisarmonica ... (Il Commendatore ride di gusto) Ilio - Quelli della Piana fecero la "parata" all'incrocio delle quattro strade ... Bruno - Anche quando sposasti voaltri ... (ri rivolge a Solfero) Solfero - Quando si spos˜ noi invece ... pioveva come Dio la mandava ... pe' la strada si correva tutti quanti ... coll'ombrelli che rovesciavano dal vento che tirava ... correva anche 'l proposto che venne al pranzo ... e si rideva come matti ... Zelindo - "Sposa bagnata, sposa fortunata" ... vero Mara? Mara - Eh! Bruno - A casa della sposa si faceva pranzo completo (A questo punto Zelindo si alza di scatto e col bicchiere in mano canta) Zelindo - O sposo se' partito stamattina ti se' lavato con acqua e sapone per esse bello co' la tu' sposina (Bruno interviene ...) Bruno - Che lei ti ama con tenera attenzione e bella lei sembra una principina son certo che sarà la tua passione Ilio - La tua passione per tutta la vita se tu gli vorrai bene lei t'aiuta (Tutti contenti. Bevono. Brindano e applaudono) Ilio - E appena finito si partiva, sempre a piedi, e si andava a casa dello sposo e lì si faceva cena perché oramai era belle e notte! Ersilia - Doppo si ballava fino a che s'aveva voglia! Uliana - Vi sete scordati della sconfettata! Bruno - Già! Lui - Che è questa sconfettata? Ilio - A casa della sposa, durante il pranzo, si cominciava a tirarsi i confetti ... ma forte che parevano schioppettate ... Bruno - (ridendo) Alle nozze di Quinto del poggio gli rompettero tutto 'l servito di piatti novo ... e lui s'arrabbi˜ tanto ... che voleva butta' tutti fori di casa ... Lei - No per carità! Questi sono riti selvaggi ... Lui - Altroché ... La tradizione va rispettata senza oltrepassare il limite del buongusto ... Bruno - Allora niente ballo?! Lui - Sì il ballo sì, ecco. Ecco ... si potrebbe inserire qui una nota di colore ... voglio dire che al momento del ballo dovreste liberare per l'aja tutti i polli e i conigli ... così quello schioccolare ... quello starnazzare ... quello scoccodellare degli animali richiamerà certamente sonorità antiche ... sarà divertente ... Lei - Bellissima idea ... Commendatore ... lei è un genio! Lui - (a Zelindo) E lei con i suoi canti ... con i suoi proverbi ... potrebbe essere della partita Zelindo - Eh ... oramai so' vecchio e ho perso la fantasia ... Se venissi ... farei la figura del locco della veglia! Lei - Ma che dite ... non è vero! Andreste benissimo ... Diteci solo quanto volete! ... (poi ci ripensa e dice) ... Ma piuttosto c'è un problema ... l'aereo dei ragazzi Lui - E' vero! Non ci avevo pensato! Preso dall'entusiasmo me ne ero completamente dimenticato ... E allora non resta che fare qualche taglio alla cerimonia ... Lei - L'aereo parte da Fiumicino alle dodici precise del giorno dopo ... I ragazzi vanno in Giamaica ... poi si spostano a Rodi e dopo fanno una puntatina a Capo Nord per vedere i lapponi che pascolano le renne ... Lui - E allora ci limitiamo al trasferimento dalla chiesa al podere col carro che potremo attaccare ad un trattore che è più veloce .. al pranzo ... e al ballo, che per˜ sarà organizzato per i soli ospiti. Così i ragazzi saranno liberi subito ... Lei - Giusto. E ora parliamo del pranzo. Del menù intendo ... Ersilia - Noi si pensava di fallo così ... principi di tavola bianchi e neri, pici e gnocchi al ragù, tagliatini in brodo d'ocio ... Mara - Conigliolo arrosto co' le patate, fegatelli co' gli spinaci, fritto di verdure ... Uliana - Cacio co' le pere, e poi zuppa inglese e serpe di pasta di mandorle co' pinoli. Lei - Eccellente. Ai vini pensiamo noi. Lui - Divino! Bruno - Sentite, ma ... 'l carro s'infiocchetta? Lui - Che vuol dire?! Ilio - Al carro co' bovi gli si mettevano i fiocchi e le nappe rosse perché/ (E' interrotto) Lui - No per carità ... niente nappe e fiocchi ... E poi il rosso è un colore pacchiano ... non mi piace ... non lo sopporto ... davvero! Lei - Allora no. Niente. E' tutto più pulito così ... Bene, noi andiamo Lui - E ... per il pagamento? ... Va bene un giroconto? ... Bruno - Noi si preferirebbe contanti ... Lui - Alla fine del pranzo?! Bruno - Alla fine del pranzo! Lui - Se volete un anticipo ... Bruno - No ... no ... davvero. Ci mancherebbe altro! (Saluti. I due escono di scena) Scena terza Quadro sesto (Appena i due personaggi sono usciti di scena il clima domestico torna ad essere pesante. Il breve intervallo non ha fatto altro, in realtà, che rafforzare nei figli la convinzione che vendere è la cosa migliore. E certo le loro ragioni non sono dettate solo da questioni di interesse che tuttavia emergono, ma sono dettate da un affetto sincero per i genitori e anche dalla ragionevole preoccupazione di un loro prossimo futuro difficile e doloroso. Quello dunque, data la situazione che si è creata, è secondo loro il momento migliore per vendere) Fausto - Se non sono andati! ... (e rivolto agli altri) Visto?! ... La campagna tira! ... Si paga qualsiasi cifra per godere di questi posti ... Sì! ... La campagna tira! ... Ma per quanto ancora? Basta che passi la moda e addio! Laura - E' un'occasione unica ... miliardaria! ... Lo capite sì o no?! Fausto - Sembra che non ci si intenda più ... vero?! Ilio - (parla piano come se pian piano cedesse di fronte alle ragioni dei figli-nipoti) No ... Voi un potete capi' ... avete ragione alla fine ... sì perché quando si lottava per difende e' nostri diritti ... voi eri appena nati ... a trebbiatura per fa' un esempio/ Ersilia - Si cucivano noi donne le bandiere della pace ... e' tu' zii, e 'l tu' babbo le mettevano 'n vetta alla mucchia ... Voaltri dormivi ... tutti ... anche quando venivano i carabinieri a levaccela ... Uliana - E quando si decise di comprallo 'sto podere?! ... che tutti ci dicevano che s'era matti?! Mara - Se si va via noi ... la terra resta sola ... Noi siamo l'ultimi davvero! ... l'ultimi ... Fausto - Quello che dite è tutto vero ... ma so' ricordi ... fa parte del passato ... del vostro ... sì, anche del nostro in qualche modo ... Ma è passato, finito, non c'è più! Bruno - Ma conta! Eccome se conta! ... perché senza quel tempo lì, oggi 'l podere unn'era nostro ... noi un ci si arrende ... no ... Solfero, te che dici? Solfero - (lentamente) Niente. Laura - Bene. Allora scusate se ve lo dico ... ma mi ci costringete. Oggi voi non avete bisogno di nessuno ... per fortuna di tutti ... Ma domani ... ora potete decidere come passare le vostre giornate ... ma domani?! ... Noi vi s'aiuta e vi si aiuterà ... sempre ... Ma ... come si farà quando, Dio un voglia, un sarete più capaci di mettervi le calze, di lavarvi il viso ... di prepararvi un straccio di pranzo ... Lo so che quello che dico sembrano cattiverie ... ma non lo sono, per niente ... Fausto - Allora bisognerà venire qui a turno ... una, due volte la settimana ... a pulire, rammendare ... Laura - Ma poi, basterebbe ... e la spesa ... chi ve la fa ... Sareste costretti a prendere qualcuno che vi aiuta ... E allora bisognerà vedere quanto costa ... Fausto - E se quel giorno noi, per una ragione o per un'altra, non vi si potesse aiutare? ... Anche noi si lavora, ci so' i figlioli ... da casa nostra a qui sono un bel po' di chilometri Laura - Si dovrà venire noi a zappare l'orto ... così a conti fatti un cesto d'insalata ci costerà cento o duecentomila lire ... e poi spennare i polli, sgusciare i coniglioli, preparare i pranzi di nozze per chissà chi! Bruno - (con uno scatto improvviso di speranza) Laura .... porca miseria ... perché no?! Laura - No babbo. Unn'e parliamo nemmeno. La nostra vita ormai è da un'altra parte. Fausto - Non solo, ma col vostro rifiuto voi impedirete che si realizzi un progetto moderno ... grandioso ... utile al paese ... a tanta gente ... Impedirete che si formino posti di lavoro ... e chissà che altro ancora! (Una lunga pausa di silenzio, poi ...) (La scena va costruita in corso di prova) Bruno - (guarda i fratelli, poi la moglie, le cognate ...) Va bene. Fate preparà 'l compromesso ... (poi si rivolge a Zelindo) ... Zelindo ... volete? Zelindo - No gente, no. 'Stavolta Zelindo saluta e se ne va ... Queste so' faccende troppo grosse per lui ... povero sensale di campagna ... (un silenzio, poi ...) ... E 'sta robba ... un mi garba, per niente mi garba ... No! ... Vi ringrazio e vi saluto e senza proverbi ... l'ho finiti tutti ... Buonanotte ... (Esce di scena salutato dai presenti) Laura - Bene. ... Su, su che è tardi ... A casa ci aspettano e si deve fare un bel po' di chilometri ... e poi chissà che traffico ... E' meglio non pensarci ... (In un silenzio pesante scorrono i saluti fra genitori e figli.). Scena quarta Quadro primo (Appena si conclude la scena precedente con la capitolazione dei vecchi e la conseguente decisione di vendere il podere, la situazione cambia improvvisamente. I vecchi contadini sono fermi nelle posizioni assunte nell'ultima immagine della scena precedente, mentre la luce cambia con effetti a interruttore. Effetti che colpiscono di taglio gli elementi di scena e che costruiscono un ideale percorso spezzato con gli elementi stessi che così paiono monoliti; isolati uno dall'altro da profondi coni d'ombra. Dopo un tempo da decidere in sede di prova, Bruno si anima lentamente e volgendo la testa a favore del pubblico comincia a raccontare una storia. E quella che racconta è la storia della sua famiglia. Quella vissuta pochi momenti prima. Ma Bruno, e poi gli altri - fratelli e cognate - la narrano come se fosse oramai distante un tempo indefinito). Bruno - C'era una volta ... (inizia con fatica ... un silenzio ... poi ...) C'era una volta una famiglia di contadini che ereno stati mezzadri tutta la vita ... La terra l'evano 'nde cretti de le mani da quanto l'evano lavorata ... conoscevano le zolle de' campi una per una ... sapeveno 'ndu' fioriva il biancospino ... 'ndu' cresceva la gallinella ... (Pausa) Ilio - C'era una volta una famiglia di contadini che ereno stati mezzadri tutta la vita ... ma si dette 'l caso che un giorno gli riesci' di comprallo chel podere ... L'evano nel capo di comprallo da quando evano sentito dì, dal su' poro banno, che 'l padrone prima o doppo l'avrebbe venduto a qualche maneggione che avrebbe fatto finta di comprallo ma 'nvece l'eva già venduto a chissà che! Bruno - L'evano nel capo di comprallo chel podere da quando un giorno, a tramonta di sole, gli parse di vede' una donnina pichina come un soldo di cacio che scapp˜ da un cretto della terra e gli disse ... "Compatilo 'l pudere, senn˜ qualcuno lo compra prima di volatri ..." Bruno - L'evano nel capo che podere! (Pausa. Silenzio). (Da ora in poi tutti i movimenti dei sei personaggi si svilupperanno in modo che ogni volta che qualcuno di loro si allontana, dopo poco torna a ricomporre il gruppo familiare sul praticabile centrale. E questo accadrà fino a che uno di loro non dirà che avevano ricevuto la proposta di vendere. Quello, allora, sarà il preciso momento in cui il gruppo si sfalderà). Bruno - Ci stevano Bruno, Solfero, Iglio e Giacco che ereno fratelli. Bruno eva per moglie Uliana ... Solfero s'era sposato con Mara e Ilio eva sposato Ersiglia ... Giacco morì e restonno chell'altri ... Ilio - (Si volta lentamente) ... Giacco morì perché una mattina di maggio misae 'l piede su una mina ... Eva 14 anni. Bruno - C'era una volta una famiglia di contadini che ereno stati mezzadri tutta la vita ... ma si dette 'l caso che un giorno gli riescì di comprallo chel podere ... (... pausa ... silenzio) ... e allora gli parse di tocca' 'l cielo con un dito! (Ora la scena si anima nel suo completo. Ma poi tutto torna come prima). Ersilia - L'evano nel capo che podere e un giorno si dette 'l caso che gli riescì di comprallo ... E così un viddero più 'l padrone, 'l fattore, 'l guardia ... perché 'ndu' giraveno 'l capo vedevano la terra che era sua ... Uliana - Chello era 'l tempo che e' contadini fugginno tutti dalla campagna ... (Ancora un movimento. Alcuni di loro scompaiono inghiottiti dal buio ... altri affiorano ... come succede per i ricordi ... per i pensieri ... Intanto parte una colonna sonora di sottofondo ...) Ilio - Ma anco e' paesi si votonno quasi tutti ... Bruno - Chiuse la bottega del fabbro ... Ersilia - Chella di chi vendeva le pannine ... Uliana - Il calzolaio and˜ a lavora' lontano ... Mara - I giovani fugginno quasi tutti ... Uliana - Poi chiuse la bottega del sarto ... Bruno - E chella del barbiere. Ersilia - Doppo poco fuggì anco 'l prete ... Ilio - E da ultimo chiuse anco la scuola. Bruno - Ci rest˜ 'l falegname ... Ma per poco. (Pausa) Bruno - Le strade ereno spolte come le querci di gennaio. (Pausa) Ersilia - Ci rest˜ 'l cuculo ... 'l chiù ... e le rondini che tornonno come tutti l'anni ... a primavera. Bruno - E ci rest˜ 'l podere di Bruno, Ilio e Solfero co' le su' mogli e su' figlioli. Giacco era morto da parecchio tempo. Ilio - Pe' campi si vedevano e' trattori e le mietitrebbie. L'omini no. Un c'era più bisogno di tanta gente per miete e tribbia' ... Ersilia - A veglia un c'indeva più nissuno. Scena quarta Quadro secondo (Ancora un lento spostamento e ancora la ricomposizione del gruppo familiare) Bruno - Poi successe una cosa ... (In scena la luce cresce intensamente ... si fa accecante) Ersilia - Da per tutto apparinno gru alte come campanili ... camion che portavano sacchi di calcina ... di cemento ... mattoni ... travi ... rotoli di rete ... fiori e pietre ... Ilio - Le ruspe sbanconno da per tutto e sparinno le macchiaie ... Bruno - Un c'era più un tetto sfondo manco a pagallo oro ... una finestra sfragellata ... una porta sfonda ... Mara - Le logge funno piene di fiori ... Ilio - Le stalle un funno più stalle ... Bruno - Le porcilaie un viddero più e maiali ... Uliana - E 'l trogolo fece una fioritura che pareva un cespuglio di ginestra. Bruno - L'aie doventonno giardini e funno recintate ... e da per tutto cancelli ... Mara - Reti Uliana - Reti Ilio - Cancelli Ersilia - Quanti ereno que' cancelli! Uliana - E Bruno ammattiva quando un poteva passa' per un'aja quando voleva lui! (Pausa. Ancora un movimento). Ersilia - Per˜ un si sentiva una voce ... un si vedeva mai nissuno ... manco un citto che giocasse a campana, diceva Ilio ... manco uno che giocasse a rotella, diceva Solfero ... manco uno che facesse lo schioppo col sambuco, diceva Bruno ... Uliana - Chelle case sembrava ci fossano gli spiriti Bruno - E 'n tutta la vallata rest˜ vivo 'l podere di Bruno, Solfero e Ilio co' le su' donne ... loro sì che vedeveno 'nde campi! (Ancora un cambio di posizioni. Ma sempre con la stessa luce). Ersilia - Poi ... un certo giorno ... dopo tanti ma tanti anni che manco io so quanti funno ... successe che venne un signore ... bello che pareva 'l sole ... e che offrì a chella gente parecchi soldi se essero venduto 'l podere ... E soldi ereno così tanti che que' poracci ... ma ereno doventati vecchi ormai ... un sapeveno proprio che fassene ... (Ancora una cambio di posizione ... Questa volta per˜ il gruppo che era raccolto al centro della scena, si disintegra. Ed ognuno di loro raggiunge uno dei praticabili lasciando vuoto quello da cui provenivano: quello centrale, insomma ... mentre il racconto prosegue ...) Bruno - Discussano parecchio 'n fra tutti ... cchi diceva di sì ... chi di no ... I giovani, si sa come so' fatti ... a loro gli sembra che la vita un fenisca mai ... a' vecchi 'nvece ... (Poi, improvvisamente ...) Ersilia - Alla fine per˜ sapete che dissano ... (un silenzio, poi) ... No! ... noaltri un si vende ... Bruno - No Ilio - No Uliana - No Solfero - No Mara - No! Noaltri un si vende. (In piazza mormorio di sorpresa da parte della gente del paese, mormorio che sta a significare ... "Ma questi che stanno raccontando! ... Si sa che tutti oramai hanno venduto ... ma che gli salta in capo?! ..." Poi è silenzio. E ancora un cambio di luce. E il racconto si fa ora più intenso e serrato. Quasi gridato) Scena quarta Quadro terzo Bruno - E allora ... doppo che dissano di no successe che ci abitava que' poderi che unn'ereno più poderi ... cominci˜ a anda' via ... Ersilia - Un c'era giorno che un si vedesse porta' via la robba di casa Ilio - Anco l'alberi che evano piantato quando ereno venuti a sta' lì, portonno via! Bruno - E le ville restonno vote Uliana - I campi da tennis si pienonno d'erabacce Ilio - I pali de' recinti 'nfradicionno e 'l vento li butt˜ 'n terra Ersilia - La volpe ... 'l tasso ... la spinosa, fecero 'l covo 'n de' forni ... i fiori si secconno tutti Mara - E di notte la vallata dovent˜ buja un'altra volta Uliana - Un si vidde più una luce creata ... Mara - Ci rest˜ chella del podere di Bruno, Solfero, Ilio co' le su' donne ... (Un silenzio) Bruno - E così passonno le stagioni. E Bruno 'ndava 'n giro da solo, pe' le strade e pe' campi 'ndove un c'ereno più e reticolati ... E caminava, caminava e unn'incontrava mai nissuno ... Un giorno ... chissà come andiede ... perse la strada di casa ... e gira, gira ... finalmente ... dietro 'na siepe ... vidde un ometto e gli chiese da che parte doveva 'nda' per torna' a casa ... "dietro, dietro alla macchiaia", gli disse quello. Bruno ringrazi˜ e s'avvi˜ ... Poi si ferm˜ ... torn˜ 'ndietro e chiese a chell'omo ... "Scusate capoccia ... ma voi ... 'ndu' state di casa?! ... che un v'ho mai visto ..." (A questo punto compare in scena l'uomo in questione che somiglia ad un'apparizione agli occhi di Bruno e col quale intreccia un dialogo ...) Uomo - Io?! ... io sto 'nchella casa laggiù ... Bruno - Ma chello è lo Spino ... ci steva chissacchi! Uomo - Eh lo so ... ma ora ci semo tornati noaltri! Noi si fa Belardi di cognome! Bruno - Belardi?! ... ma steveno allo Spino chissà quanto tempo fa! ... poi ... Uomo - Poi? Bruno - Poi ... Uomo - Poi ci semo tornati noaltri ... e lassù al Casato ci stanno i Pinsuti ... e alle Fontanelle i Casini ... Bruno - Anche loro?! ... Uomo - Sì. Bruno - Allora alle Lame ... Uomo - I Romagnoli ... sì ... Bruno - Dio ... mi gira 'l capo ... (L'uomo scompare e Bruno si volta a cercarlo. Ma oramai è sparito ... Intanto in diffusione ...) V.F.C. - Bruno ... Bruno ... Bruno venite a veglia stasera?! Bruno - No. Stasera no ... so' stracco ... ho sementato tutto 'l giorno ... (L'ultimo quadro della scena quarta è tutto da definire verificando, nel corso delle prove, diverse soluzioni. Fermo restando che l'ultima immagine è quella del sopraggiungere di un signore, un notaio, che entrando in scena dice a Bruno ...) Notaio - Sono qui per la firma del compromesso. Come d'accordo. (Buio).