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RASSEGNA
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CORRIERE DI SIENA
4 agosto 2001
Ogni sera si registra il tutto esaurito a teatro.

MONTICCHIELLO- Ogni sera salgono in tanti all'ora del tramonto a Monticchiello dove si recita in piazza.  Un successo vero che lascia il segno in chi si tuffa poi nella notte  della Valdorcia popolata di lumini. Tutto esaurito ogni volta. Per settimane. La spiegazione? Nel piccolo castello è scoccata l'ora della poesia. Dopo la rievocazione storica, lo psicodramma, la saga contadina, l'esplorazione del mondo magico e la misurazione dell'assurdo, torna sulla scena la forza segreta della poesia. Il pubblico affezionato di questo teatro che dura nel tempo e si rigenera senza citare mai se stesso, sorride, simpatizza con i personaggi, spegne vergognandosi un pò il telefonino e alla fine si commuove davvero. Il finale struggente è affidato ancora una volta a loro : i 'vecchi' attori della Compagnia che con  parca gestualità e una lingua arcaica e dolce restano per mezz'ora a misurare la distanza siderale che si è come aperta d'improvviso fra loro e il mondo. Come un manipolo di scampati al naufragio del 'progresso' restano lì su quella barca chiamata 'podere' quasi travolti dai marosi. Ma con il timone fermo sulla nave di collina che beccheggia. Ai più giovani la regia di Andrea Cresti ha affidato un compito difficilissimo che loro svolgono con maestria :  far salire a tal punto i venti della della' tempesta' della modernizzazione fino a farla apparire tanto  scandalosamente inevitabile, quanto  intollerabile. 
             E' qui che esplode silenziosamente l'autodramma che pone al centro di tutto la periferia adorabile di un 'podere'. Quante volte ci hanno spiegato i futurologi che il mondo che ci aspetta non vorrà più conoscere distinzioni fra destra, sinistra, centro ecc. ma ci porrà di fronte ad un conflitto solo un conflitto secco e nemmeno- pare- tanto lungo, fra due nuovi partiti : i 'modernizzatori' ed i 'conservatori', visto che è già chiaro chi avrà la meglio. Scegliete dove schierarvi, se volete. Oppure restate dove siete, spettatori del mondo che cambia. Con quali armi combattere queste armate dell'omologazione ultima? Con lo 'sciopero generale', con la 'lotta' , con la 'riunione in sezione'?
            No, questa volta la proposta che sale dall'universo del 'podere' ridotto a ectoplasma della misura unmana è altra : con la forza della poesia, che da sola può annientare le eleganti brutalità tipiche del mondo del 'bon ton' e della 'Alfa-Gamma.it'. Come gli 'omini' che Cresti dipinge ingobbiti  dentro a povere giubbe  fermi sulle colline e che De Santis disegnava un tempo strapazzati dal vento, gli ultimi contadini restano lì sul palco in una struggente solitudine che pare il loro ultimo canto.
            " Ma il carro si infiocchetta ? " Chiede Bruno incredulo ai 'consuoceri' che volevano organizzare il matrimonio  nel  podere 'come una volta'. Povero Bruno, lui non sapeva che il 'rosso' per i matrimoni oggi è un colore 'pacchiano' e che, se si fa tardi infiocchettando il carro, gli sposi possono anche perdere l'aereo...                                  Fabio Pellegrini

...ManONèAbusoDIpodere ?!...

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Montichiello in scena

Nel 1967 a Montichiello, delizioso borgo a pochi chilometri da Pienza nel cuore della Val d'Orcia, in Toscana, gli abitanti del paese mettono in scena uno spettacolo sullo spopolamento della zona, sulla crisi dell'agricoltura, sulla propria identità. Le basi sono il teatro popolare, la tradizione del Bruscello, l'intento di leggere e interpretare la vita dei nostri tempi e la storia locale con gli occhi di una civiltà contadina messa sotto pressione da cambiamenti economici e sociali vorticosi. Non è una rivisitazione nostalgica di un tempo andato. Da una finestra sui problemi di una collettività in scenari stupendi si apre una finestra sul mondo. L'idea di dimostra viva. Tanto è vero che il Teatro povero di Montichiello, così si chiama, da allora ogni estate rinnova il rito dell'"autodramma": uno spettacolo che le donne e gli uomini del paese scrivono e preparano durante il corso dell'anno e tra luglio e agosto portano sulle tavole di un palcoscenico della piccola piazza del paese toscano. Il rito si ripete anche in questo 2001 con "ManONèAbusoDIpodere?", in scena fino al 12 agosto, ogni sera alle 21.30 lunedì esclusi.

La trama è semplice: gli abitanti di un borgo in via d'abbandono hanno chiesto consiglio a una società di consulenza, i cui amministratori propongono un gioco a premi per benestanti e urbanizzati in cerca di natura, aria pulita e mondo contadino idilliaco dal quale parole come fatica e sudore sono abolite. Gli abitanti discutono la proposta, temono lo snaturamento, infine accettano. Salvo che il gioco per essere completo necessita di un podere i cui abitanti resistono all'invasione: mentre il casolare si appresta a fare da teatro a un matrimonio per gente del nord che vuole un ambiente contadino edulcorato, questi anziani non vogliono vendere quella piccola proprietà acquistata a caro prezzo, neppure per una cifra altissima. I figli premono perché cedano. Ma loro, cocciuti, sembrano sul punto di arrendersi, alla fine non cedono. Restano nella loro casa, con i campi, senza comfort, e mantengono la propria cultura.

L'allestimento dell'edizione 2001, da seguire nell'ottica di questo genere di spettacolo, diretto da Andrea Cresti, è efficace nella seconda parte, dove il testo e l'interpretazione si fanno più serrati e coerenti. A certe eccessive ingenuità della discussione collettiva del paese segue l'ironia pungente della preparazione del matrimonio a pagamento per i signori settentrionali che cercano un luogo da contadini, chiedono polli e conigli a scorrazzare in mezzo alle danze sull'aia, vogliono una messinscena su un mondo lontano, di fatto inesistente. Qui s'incunea il momento più riuscito, con arguzia e un'ironia cui è difficile sottrarsi. Perché anche chi giudica quei cittadini così sciocchi poi dovrà paragonare questo atteggiamento finto-amichevole a quello di tanti turisti in viaggio in luoghi esotici a caccia di presunte "spontaneità" e rituali. L'argomento è sentito in una terra come la Val d'Orcia, affascinante e incantevole, dove i poderi ormai hanno perso la loro funzione originaria perché la terra non rende a sufficienza ma dove l'economia poggia in gran parte su un turismo che forse ha anche impedito il decadimento di un territorio ricco di storia e d'arte e d'incantevole bellezza. Darne consapevolezza di simili contraddizioni non può che essere benefico.

Teatro povero di Montichiello (Pienza), fino al 12 agosto, tutte le sere eccetto il lunedì. Biglietto 20 mila lire, prenotazioni 0578 755118, www.teatropovero.it

 

 

 

 

 

 

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